Bioman, accordo con Net per un impianto

L'azienda continua a rafforzarsi: gestirà la nuova linea del compostaggio a San Giorgio di Nogaro
MANIAGOLa Bioman si rafforza nel panorama delle aziende friulane attive nello smaltimento dei rifiuti: l'azienda che al Dandolo gestisce l'impianto di compostaggio è stata infatti scelta dalla Net di Udine per coordinare le attività del nuovo sito di San Giorgio di Nogaro. La Net è la municipalizzata che si occupa degli scarti del capoluogo friulano e di altri 80 Comuni. Qualche mese fa la multiutility ha investito quasi 9 milioni di euro in un nuovo capannone a San Giorgio di Nogaro. Qui si opera una lavorazione ipertecnologica della frazione derivante dallo smaltimento delle immondizie urbane (praticamente si tratta di un dispositivo che riesce a recuperare ulteriori materie prime dal residuo secco, producendo compost e combustibile per termovalorizzazione). Dopo qualche settimana la prima ditta incaricata della gestione ha però dato forfait e Net si è affidata d'urgenza alla Bioman. In ballo c'erano anche gli stipendi di 17 lavoratori, rimasti senza busta paga per vario tempo. La notizia del passaggio di consegne è rimbalzata agli onori della cronaca solo di recente dopo i primi ottimi risultati conseguiti dall'azienda maniaghese.Il nuovo impianto udinese dispone di tre linee. La prima è dedicata alla ricerca di materiali da riciclare tra quelli indifferenziati e lavora 71 mila tonnellate all'anno. La linea B è invece destinata a trattare legno e cellulosa per ulteriori 16 mila tonnellate; la terza, infine, 16 mila tonnellate annue di scarti di mense e cucine.Proprio in quest'ultimo campo la Bioman rappresenta una delle realtà più all'avanguardia a livello europeo, con riconoscimenti anche dalle principali sigle ambientaliste. Ogni anno al Dandolo di Maniago vengono recuperate circa 300 mila tonnellate di frazione umida che, grazie a un biodigestore anaerobico, vengono trasformate in ammendante per l'agricoltura, in elettricità verde e in biometano. Nei progetti del gruppo c'è pure la costruzione di un sito per l'insacchettamento del terriccio che esce dalle celle di degradazione: in questo modo il materiale non dovrebbe essere spostato varie volte su camion, riducendo notevolmente i costi.A quel punto, oltre alla cinquantina di posti di lavoro legati al piano di investimento, se ne aggiungeranno altre decine nell'indotto, ampliando la concorrenza ad analoghi brand importati da Austria e Germania. L'idea piace molto anche alla politica e al mondo ecologista in quanto permetterà di tagliare drasticamente le emissioni dei veicoli di carico e scarico del compost. (f.fi.)©RIPRODUZIONE RISERVATA

Messaggero Veneto del 29/08/2017
Pagina 37, Edizione Pordenone